lunedì 26 luglio 2010

Crialese scrive ai linosani



LINOSA: Una settimana fa’ il regista del film “Terraferma”, Emanuele Crialese, si è dovuto allontanare dall’Isola per motivi di salute; pertanto le riprese, che dovevano terminare il 10 agosto, sono state sospese in attesa del ritorno del regista. Considerando la lunga degenza, sono state spostate le date dei prossimi ciak a subito dopo ferragosto.

Crialese ha inviato una lettera ai linosani, linosari li chiama lui, per scusarsi dell’improvviso allontanamento dell’isola.



Palermo, 26 luglio 2010

Cari Linosari,

il film è sospeso per qualche settimana. Vi scrivo queste parole solo per dirvi che è stato un vero onore lavorare con voi. Abbiamo faticato insieme e a volte non è stato facile e ci sono state anche piccole tempeste, ma siamo riusciti a sostenerci e anche ad amarci. Ho imparato molte cose da voi, vi porto nel cuore e non vedo l’ora di rivedervi dopo ferragosto.

Godetevi tutti i turisti che arriveranno, spero che ci ricordiate cin allegria e affetto.

La barca TERRAFERMA è ancorata in un posto sicuro.

Approderemo tutti di nuovo nel porto della pozzolana fra tre settimane.

Un abbraccio di maestrale

Vostro

Emanuele Crialese


Gli isolani hanno gradito questa lettera come un’azione nobile e aspettano a braccia aperte Crialese con tutto il suo cast ormai integrato con gli abitanti.


ki nikki & nakki

martedì 20 luglio 2010

«Il mare, la mia ossessione ma ora racconto i clandestini»

Crialese: film a Linosa, tra gli sbarchi dei profughi In quattro mesi ho visto l' arrivo di cinque imbarcazioni di disperati: noi della troupe abbiamo cucinato la pasta per loro

LINOSA - Emanuele Crialese piazza le sue macchina da presa tra le onde e la roccia nera. Ora gli abitanti li ha conquistati, ma c' è voluto tempo. E comunque non vogliono apparire nel suo nuovo film, Terraferma, il primo che si gira a Linosa dopo il documentario degli Anni 50 Un' isola ha sete, e almeno questo problema è stato superato. «Io sono qui da quattro mesi. È un' isola difficile, non ci sono strutture, non c' è una banca, un unico Bancomat e il tecnico venuto a ripararlo col traghetto traballa ancora per le onde, la frutta arriva una volta alla settimana. Linosa è un lapillo, è giurassica». E infatti a Lampedusa, più evoluta e attrezzata, meno sogno in mezzo al mare, li chiamano «i linosauri». Vengono gli stranieri?, chiediamo a uno dei 400 che l' abitano. «Sì, i milanesi soprattutto», risponde. Crialese, c' è l' acqua di Lampedusa in Respiro, che vinse a Cannes «La Settimana della critica»; c' è l' acqua in Nuovomondo, Leone d' Argento a Venezia nel 2006. Ora fa di questa piccola montagna di lava lo scenario universale di una storia di pescatori, e di clandestini e turisti. «È un tornare indietro nel tempo». Un romano che ama il mare più remoto e lontano della Sicilia, tanto da tornarvi; il mare come estremo rifugio contro l' «inquinamento» delle attività umane? «L' acqua per me è la mancanza di gravità, l' assenza di un peso preciso, ed è impossibile da definire; esistono i confini marini ma non si vedono, è uno spazio che quando lo guardi è così da chissà quanto tempo, appartiene al nostro pianeta ma non è un nostro elemento, non ci sono città sul mare, è una cosa delle origini, l' acqua è vita. Qui mi sento protetto, ed è devastante». Bisogna aspettare i giri del vento e gli umori delle correnti. E in questa natura leopardiana Crialese, 45 anni, colloca lo sguardo visionario e le immagini simmetriche, la sua folle geometria, le sue ossessioni (l' isola, i pescatori, un personaggio femminile forte, gli immigrati), una levigatezza metafisica che corrisponde al paesaggio lunare. «C' è la voglia del viaggio, dell' altra vita come dimensione di azzeramento, la mia idea che ognuno di noi sogna di rompere qualcosa del passato per cominciare il presente. La protagonista del film, Donatella Finocchiaro, sente l' esigenza di andare altrove». Ha perso il marito, è ancora piacente, che ci fa lì; ha un figlio, Filippo Pucillo, l' attore-mascotte che aveva 9 anni in Respiro e ora ne ha 20: «È selvaggio, anacronistico, puro». Il nonno è Mimmo Cuticchio, si rifugia nella grotta come gli isolani al tempo dei borboni, ha capito che si guadagna più a vendere la barca da pescatore che a pescare per 40 anni. Martina Codecasa è una turista. Poi c' è Beppe Fiorello, il cognato di Donatella, il primo a annusare l' aria buttandosi nella speculazione turistica. «Non racconto una cosa ma un contesto, dei temi affrontati attraverso la vita di alcuni personaggi, una metafora che porta a una domanda; è un film sulla solidarietà, su cosa vuol dire progresso e ciò che dà la possibilità di aiutare l' altro. Una famiglia di ignoranti vive contro il proprio paese che vuole denunciare i clandestini. Bianchi e neri sulla stessa spiaggia». Non le farà piacere, ma ricorda Verso l' Eden, il film di Costa Gavras con Riccardo Scamarcio. «Forse raccontiamo le stesse cose, ma in modo diverso». Linosa non è Lampedusa...«Potrebbe essere un' altra isola. E comunque da quando sono qui ho visto con i miei occhi cinque sbarchi, ogni volta 70 persone a bordo, gli abbiamo cucinato la pasta, non ci hanno voluto dire da dove vengono e i carabinieri ci hanno proibito di filmarli». Non erano finiti gli sbarchi? «Lo dicono, si fa finta che le cose non succedono. Non siamo razzisti ma accendiamo la tv e ci piomba addosso la paura, la politica è una grande regìa, crea un pericolo, lo risolve e prende i voti». Sta girando un pamphlet politico? «Per carità, politica è una parola che non so più cosa vuol dire». Lei in Nuovomondo ha raccontato i nostri primi immigrati a New York. «Se avessi saputo com' è l' emigrazione oggi, non l' avrei fatto quel film. È una realtà imparagonabile, i nostri contadini non avevano radio e tv, questi sanno tutto, e mentono a chi resta a casa, sono solo viaggi eroici, la visione di una vita migliore ma disattesa e mai divulgata». Il titolo, Terraferma, ci rimanda all' idea dell' approdo e della staticità. Cambia le scene e i dialoghi giorno per giorno, poi sul set ha il controllo totale e si capisce perché Fellini è il primo nome incantato che gli viene in mente: «Il cinema italiano è prigioniero del retaggio della commedia e del neorealismo». «È un film difficile di cui ci siamo innamorati, ha fascino dell' immagine e forza drammaturgica». Riccardo Tozzi lo produce per Cattleya («8 milioni, una componente importante del finanziamento ci auguriamo venga dalla Regione Sicilia»), con Rai Cinema, distribuzione 01. L' approdo naturale sarà il Festival di Cannes. Crialese per mantenersi nella formazione a New York ha fatto il cameriere, il ristoratore finanziò il suo primo film, Once We Were Strangers, ospitato al Sundance Festival di Robert Redford. Guarda già oltre l' orizzonte, un film sui bambini di strada di Rio de Janeiro, un altro sul quartiere-favela di Palermo Zona Espansione Nord, «che paradossalmente si legge Zen». Rio e Palermo, sarà ancora circondato dall' acqua. «Già». Sorride. E se ne va tra le case di pietra lavica e pozzolana ridipinte dalla troupe.
corrieredellasera.it

venerdì 9 luglio 2010

Crialese in Terraferma


L'isola delle berte che piangono. Per il suo terzo film Emanuele Crialese ha scelto questa propaggine di Sicilia, questo scoglio nero e silenzioso, felice di orti strappati al vento e avvolto dal lamento strano di questi uccelli migratori. Sembra il pianto di un bambino o il gemito sensuale delle sirene che sanno ammaliare naviganti e insegnanti di liceo, come racconta nel suo migliore incanto il Tomasi di Lampedusa di Ligheia. Crialese ha girato Respiro a Lampedusa, Nuovo Mondo tra Ragusa e Scicli e sta girando tutto Terraferma qui a Linosa. Lo incontro in una pausa delle riprese che vanno avanti da un mese e mezzo e continueranno fino a metà Agosto. Emanuele è sempre rimasto qui, su quest'isola piccola, contenuta, con gelosi isolani che hanno il minimo indispensabile per sentirsi paese e un'attitudine poco incline al turismo mondano.
Mi piace pensare che Crialese è una specie di animale da scoglio che si nutre di alghe, umori, venti forti, grecali salmastri e pomodori di mare. Assorbe, stando qui, e le sue storie sono il frutto di un realismo magico che è possibile solo a chi sa che c'è ben poco nella realtà che non superi di gran lunga qualunque immaginazione. Anche se poi lui si misura con storie di emigranti e di immigrati, con naufragi, annegamenti, oblio e voglia di dare colpi di reni e rinascere. Così succede che ci parliamo poco, mi accenna, mantiene un gran riserbo e so che non si tratta di trucchi da regista , ma è che lui sta ancora assorbendo da scogli e ogliastri, da tamerici e rocce laviche e la storia che ci racconterà sarà fino all'ultimo ignota anche a lui. È bello svegliarsi presto, andare a nuotare sotto la parete lunare della "pozzolana" e trovarsi in compagnia della sua montatrice che rivela lo stesso metodo, la stessa cautela, le storie si fanno a bracciate, ci sono forti protagonisti maschili, lo stesso Filippo che era un bambino in Respiro e adesso ha quasi vent'anni, c'è l' "altro" Fiorello, c'è il grande Mimmo Cuticchio, bonario, immenso, potente e marinaio. Mi ritrovo in barca con Mimmo Cuticchio e Donatella Finocchiaro, la protagonista femminile ed è una Sicilia di allusioni, battute, magnifici toni dentali catanesi, quelli di Donatella, magnifico timbro da puparo palermitano quello di Mimmo. Insieme a un pescatore di Linosa che accompagna la troupe dall'inizio giriamo intorno all'isola, tra il mare squillante di blu, le risate delle grotte che si aprono tra le schiume, i segni del verde profondo delle storie di caponi, luvari, aricciole. E al tramonto si fa silenzio, si spengono i motori e siamo in mezzo alle berte che in mare cominciano a piangere. Stanno qui, a qualche chilometro dalla costa, hanno lasciato i maschi a sorvegliare le uova sulle scogliere e cominciano la corale a cappella. Cosa si dicono, che lingua parlano, visto che vengono da posti mescolati come le Canarie e le Baleari? E perché scelgono quest'isola e non Lampedusa o Pantelleria? Non so se Terraferma parlerà di loro, so solo che Crialese ha deciso che tutta la storia di svolge qui, che questo micro mondo vuole raccontare il casino del mondo più vasto, gli affrontamenti di interesse, tra pescatori, immigrati, poliziotti, famiglie, turisti, lo spaccato locale in cui oggi convivono i grandi drammi.

ilsole24ore.com

domenica 7 marzo 2010

Un’isola per il cinema


Monira, l’ultima fatica del regista
linosano, Salvatore Tuccio sarà
presentato al prossimo Festival
Internazionale di Kelibia. Il corto
interamente realizzato sulla più
piccola delle Pelagie, racconta in
maniera realistica una tradizione
che ancora oggi è attuale in molti
paesi di cultura islamica, dove un
gran numero di ragazze minorenni
vengono forzati, a sposarsi con
matrimoni combinati, nel quale
l’uomo compra la sposa e dove
ribellarsi al volere della famiglia e
soprattutto del padre è impossibile.
«Ho avuto modo di capire che il
corto sta riscuotendo un certo
apprezzamento - dice il regista -
sono state tante le segnalazioni in
tal senso che mi sono giunte, molti
delle quali provenienti anche da
giovani magrebini. Purtroppo -
continua - ci sono donne che
devono ancora conquistare la libertà
e il diritto di ribellarsi. Il silenzio e
l’indifferenza alimentano questa
violenza». Anche in questo lavoro
Salvatore Tuccio ha scelto come
location l’isola di Linosa; location
dalla quale come sempre riesce a
trarre le situazioni volute che hanno
dentro la peculiarità di riuscire a
trasmettere allo spettatore la
consapevolezza del messaggio. Tra
gli attori, anch’essi tutti
rigorosamente linosani, spicca una
naturale gestualità di recita in tutti i
quattro personaggi, che vedono nel
ruolo della giovane sposa Ilenia
Bonadonna, in quello della madre
Tiziana Giardina, Salvatore Remirez
invece, interpreta il padre mentre
Andrea Tuccio, è lo sposo. Monira
attualmente sta partecipando anche
ad Action for Women, il concorso
cinematografico dedicato al tema
della violenza contro le donne.
CALOGERO MARIA SPARMA
lasicilia.it

lunedì 1 febbraio 2010

Monira


" ci sono donne che devono ancora conquistare la libertà e il diritto di ribellarsi...
Il silenzio e l'indifferenza alimentano questa violenza"

Ancora un gran numero di donne minorenni in alcuni Paesi Islamici vengono forzati tutt'oggi a sposarsi, ribellarsi al volere della famiglia e soprattutto del padre non è sempre possibile.

لازال هناك العديد من النساء في بعض الدول الإسلامية تجبر على الزاوج ,ويستحيل عليهم دائماً التمرد على رغبة العائلة وخاصةً الأب .

un corto di Salvatore Tuccio

location: isola di Linosa

giovedì 7 gennaio 2010

Agrigento: richiesto un distaccamento dei vigili del fuoco a Linosa

Linosa è una delle isole Pelagie (5,43 km², circa 420 ab.) 42 km a NE diLampedusa, assieme alla quale costituisce un comune (5.626 ab.) della provincia di Agrigento. L’isola ha un'estensione di 5,4 km², ed è situata al centro del mar Mediterraneo a 160 km a sud della Sicilia e 160 km a est della Tunisia. Ha una forma pressoché circolare con uno sviluppo costiero di 11km. A differenza di Lampedusa e Lampione che fanno parte della placca continentale africana, (e derivano da una frattura del continente stesso) Linosa è di origine vulcanica e il suo edificio si erge a partire da millecinquecento metri di profondità: infatti al contrario di Lampedusa e Lampione i fondali di Linosa sprofondano rapidamente. Essa è di natura vulcanica e le sue origini sono relativamente recenti: secondo studi geologici, Linosa dovette emergere durante il Quaternario antico e deve la sua origine alle eruzioni avvenute lungo la linea di frattura che corre tra la costa est della Sicilia e il litorale di Tunisi. La sua attività eruttiva risale al Pleistocene, ipotesi avvalorata dall'età dei fossili, presenti nei tufi stratificati della parte est del monte di Ponente. Il medesimo asse vulcanico ha dato origine, grazie a un vulcanismo fondamentalmente alcalino, alle isole di Pantelleria e Linosa, le cui porzioni emerse rappresentano in minima parte le culminazioni di strutture molto più imponenti. I crateri vulcanici sono tuttora ben evidenti: al centro dell'isola, basso e ampio (600 metri di diametro), si estende il cratere principale, la Fossa del Cappellano, fittamente coltivato. A coronarlo altri tre coni: monte Vulcano (195 m), monte Rosso (186 m), monte Nero (107 m); più un piccolo Craterino di 50 m alle pendici di quest'ultimo. L'attività eruttiva dall'ultimo cratere (il più piccolo) è terminata circa 2500 anni fa. Attualmente l'isola è profondamente quiescente. L'economia linosana è basata su turismo, pesca ed agricoltura. Anche se non mancano piccoli esercizi commerciali ed artigianali, nonché lavori pubblici amministrazione delegazione comunale, centrale elettrica, dissalatore). Non esistono veri hotel sull'isola, ma esistono numerosissimi appartamenti o bungalow da affittare. Nella stagione turistica sono numerosi i bar, i ristoranti e le pizzerie aperte. Attualmente Linosa dispone di tre moli (in modo che, teoricamente, almeno uno sia sempre agibile in caso di forte vento) ed è collegata giornalmente a Lampedusa e Porto Empedocle da un nave traghetto della SIREMAR e da aliscafi. Tuttavia ancora le condizioni del tempo sono altamente influenzanti i trasporti che durante la brutta stagione non assicurano i collegamenti. Presente sull’isola un eliporto, durante la stagione estiva la presenza turistica aumenta la popolazione passando da circa 420 abitanti a 2000 media fissa sull’isola. Non esiste un distaccamento VVF terrestre, totalmente sprovvista di soccorso alla popolazione da parte dei Vigili del Fuoco che stazionano sulla più grande delle isole Pelagie Lampedusa, non raggiungibile immediatamente per la lontananza marina cui le divide. Negli anni diversi incidenti hanno caratterizzato ed evidenziato una popolazione abbandonata e lasciata allo sbaraglio, se non soccorsa dopo ore e ore d’attesa. Il più grave lo staccamento di un costone che a seppellito 2 turisti rimasti per ore in attesa di soccorso e deceduti senza possibilità di aiuto o soccorso, diversi i morti di clandestini che hanno raggiunto l’isola da cadaveri lasciati per giorni in mare aggrottati in attesa di un degno recupero da parte dei vigili del fuoco della più vicina isola, nonché incendi di appartamenti e sterpaglie sfuggiti al monitoraggio o alla cronaca estinti dalla stessa popolazione con mezzi di fortuna. Sono esistenti sull’isola un Vigile del Fuoco permanente con patente di III grado e diversi VVD che prestano servizio sull’isola di Lampedusa.Abbiamo inoltre notizia di cittadini pronti a rendersi disponibili all’iscrizione nei quadri dei Vigili del Fuoco Volontari. Pensiamo che quell’isola viste le particolari peculiarità cui è sottoposta, debba e possa avere la presenza dei Vigili del Fuoco attraverso la costituzione di un distaccamento Volontario o posto di vigilanza. Pertanto si chiede alla s v di iniziare l’iter burocratico al fine di chiedere al superiore ministero l’apertura di un distaccamento terrestre volontario dei Vigili del Fuoco per l’Isola di Linosa. Si rimane disponibili a qualsiasi collaborazione al fine di dare anche agli abitanti dell’isola di Linosa la possibilità del servizio di soccorso da parte dei Vigili del Fuoco.
ecodisicilia.com

lunedì 28 dicembre 2009

Linosa, elicottero... ma non per tutti

Linosa, elicottero... ma non per tuttiPDFStampaE-mail
SCRITTO DA AETHUS
DOMENICA 27 DICEMBRE 2009 18:56

Linosa, isola delle Pelagie a sud della Sicilia, per 9 giorni è rimasta completamente isolata. L'unico mezzo di trasporto che dovrebbe raggiungere quotidianamente l'isola è la nave che, a causa del maltempo, è rimasta ferma al porto di Porte Empedocle (Ag).

Alcuni abitanti dell'isola si sono celermente mobilitati per chiedere la disponibilità di un elicottero della marina che potesse svolgere le normali funzioni di comunicazione che in ogni luogo nel 2010 dovrebbero essere assicurate. Dopo molte insistenze, gli alti vertici, hanno pensato di mettere a disposizione un elicottero della marina militare: circa 60 persone erano in attesa in Sicilia di poter raggiungere le proprie famiglie per passare il Natale, i linosani stessi erano in condizioni di restrizione e regime obbligato, ma soprattutto c'erano persone che avevano urgenza di andare in continente per emergenze sanitarie.

Dopo 9 giorni di isolamento non si parla più di necessità, ma oserei dire di vergogna e emergenza. L'attesa estenuante di un elicottero è perdurata per 3 giorni, oltre i reali bisogni precedentemente descritti, si è aggiunta una forte ansia nell'attesa che ha condizionato psicologicamente in senso negativo tutta la situazione.

Questa situazione, a dir poco assurda si è, per così dire, conclusa con un viaggio in elicottero da Porto Empedocle a Linosa di 12 passeggeri, che al suo arrivo non ha espletato i bisogni più urgenti, lasciando sull'isola chi aveva realmente bisogno di essere portato al più vicino aeroporto. La confusione che si è venuta a creare, forse è dipesa da una mancanza di un reale piano di emergenza, che dopo 9 giorni di isolamento, dovrebbe scattare automaticamente.

Si spera che, da mancanze così gravi, possa scaturire un piano di intervento a livello nazionale e che quest'isola non venga considerata come appartenente allo stato italiano solo quando si avvicina il periodo elettorale.



youreporter.it